Le prostaglandine fanno parte della famiglia degli Eicosanoidi. Queste sostanze sono una classe di ormoni paracrini o in alcuni casi autocrini, ciò vuol dire che sono attivi solo dentro o vicino alla cellula dove sono stati generati. Le prostaglandine rivestono un ruolo biologico importante come mediatori flogistici (mediatori dei processi derivanti dalle infiammazioni) e per la salute e prevenzione delle malattie.
Il loro nome deriva dal fatto che per la prima volta furono individuate nel liquido seminale e per tanto ritenute un prodotto di una ghiandola dell’apparato riproduttore maschile detta prostata. Ricerche successive rilevarono che la maggior parte delle prostaglandine presenti nel liquido seminale vengono sintetizzate in altre strutture come le vescicole seminali. Dal momento della loro scoperta vennero individuati tanti tipi differenti di prostaglandine, tutti però derivate dall’acido arachidonico, quindi strutturalmente simili ma con funzioni diverse, certe volte opposte.
Assieme ai leucotrieni, altri composti derivati dall’acido arachidonico, sono indicati con il termine di autacoidi (ormoni ad azione localizzata). Nonostante questo, differiscono dagli ormoni per parecchi aspetti:
Le prostaglandine, insieme ai leucotrieni (molecole appartenenti al sistema immunitario) rientrano nella categoria degli eicosanoidi, tutte sostanze derivate dagli acidi polinsaturi in grado di poter influenzare l’attività cellulare.
Esistono 3 tipi di prostaglandine:
Serie 1 (PGE1): derivano dal metabolismo dell’ acido linoleico (LA) della serie omega-6 in acido gamma linolenico (GLA) allungato in acido di-homogamma linolenico (DGLA) . Esercitano molti effetti positivi per lo sport ed il benessere, infatti hanno un buon potere anabolico, favoriscono la termogenesi, aumentano l’eliminazione renale di sodio e di acqua, prevengono i coaguli di sangue, azione vasodilatatrice, azione antinfiammatoria, aumentano il colesterolo buono (HDL) e diminuiscono quello cattivo (LDL).
Serie 2 (PGE2): derivano anch’esse dall’acido linoleico (LA) della serie omega-6 trasformato con una serie di reazioni in acido arachidonico (AA). Esercitano gli effetti opposti delle PGE1, in quanto sembrano in grado di stimolare il rilascio di substrati energetici a partire dalla disgregazione delle proteine strutturali (come i muscoli), causano ritenzione di liquidi e sodio, favoriscono la coagulazione del sangue, ecc….
Serie 3 (PGE3): derivano dall’acido alfa-linolenico (LNA) della serie omega-3 che genera Acido eicosapentenoico (EPA). Queste prostaglandine sono capaci di inibire fortemente il ritmo di formazione delle PGE2.
In natura gli acidi grassi essenziali (AGE) o (EFA) possono aiutare il nostro organismo a produrre più prostaglandine, ma di queste è importante innalzare i livelli benefici delle PGE1 e PGE3.
Va precisato che gli acidi grassi della serie Omega-6 e Omega-3 non sono intercambiabili; pertanto è necessario che vengano entrambi assunti con l’alimentazione. Non solo, ma va tenuto presente che gli Omega-6 e gli Omega-3 competono tra loro per l’utilizzo degli enzimi coinvolti nella loro desaturazione. Per tale ragione il consumo eccessivo di cibi ricchi in acidi grassi Omega-6 può compromettere la conversione dell’Acido Alfa-linolenico in Acido eicosapentenoico (EPA), e creare dei presupposti per disfunzioni o malattie.
E’ quindi importante consumare molti più Omega-3 rispetto agli Omega-6 soprattutto tramite gli integratori nutrizionali.
Nel totale dell’alimentazione introdotta giornalmente secondo le ricerche il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 deve essere di (6:1) mentre nella dieta di un idividuo medio è di (10:1), ecco perché bisognerebbe consumare più acidi grassi della serie Omega-3