La fonte principale di chitosano in natura è la chitina, sostanza presente nell’esoscheletro dei crostacei marini, sebbene sia reperibile anche nella parete cellulare di molti funghi. Risale al 1970 la scoperta degli effetti lipoassorbenti di questa sostanza e della sua potenziale capacità di agire sulla riduzione del peso, confermata in seguito da studi effettuati sull’uomo.
La particolare reattività elettrochimica del chitosano è in grado di promuovere la formazione di una struttura a rete, capace di catturare i grassi. Nello stomaco e nell’intestino questa attività fa sì che il chitosano si leghi ai grassi assunti con la dieta i quali, intrappolati, attraversano il canale alimentare senza subire trasformazioni, quindi senza fornire calorie, e vengono eliminati con le feci. Questa azione ha riscontri benefici, oltre che sul controllo del peso corporeo, anche nella riduzione del tasso plasmatico di colesterolo.
Il chitosano potrebbe rivelarsi utile anche nei casi d’insufficienza renale cronica, contribuendo alla riduzione dei livelli di urea e di creatinina.
L’azione del chitosano è potenziata dalla contemporanea assunzione di acido ascorbico (antiossidante) e da un’altra sostanza contenuta nella Garcinia cambogia (acido idrossicitrico).
Gli studi condotti utilizzando chitosano per il controllo del peso sono veramente numerosi.
Se ne consiglia l’assunzione di 1 – 1,2 grammi in prossimità dei pasti principali (pranzo e cena).