La norvalina e’ un potente inibitore dell’arginasi, stimola la produzione di ossido nitrico (NO).
Essa è simile alla valina, un amminoacido collegato. Delle ricerche mostrano che sembra essere un potente inibitore dell’attività dell’arginasi e potrebbe aumentare in modo importante i livelli di arginina e quindi la produzione endogena del monossido di azoto (NO) di cui è il precursore.
Nell’organismo, il monossido di azoto è un’importante molecola di segnalazione che agisce in diversi tessuti per regolare diversi processi fisiologici che comprendono la vasodilatazione dei vasi sanguigni, la pressione e la circolazione sanguigna, il funzionamento dei neuroni cerebrali, l’infiammazione, l’apoptosi (la morte cellulare programmata), le funzioni immunitarie o sessuali.
Gli amminoacidi collegati sono degli inibitori classici delle arginasi. Diversi studi cellulari indicano che la L-norvalina sarebbe uno dei più potenti di questi inibitori dell’arginasi. In uno studio su dei macrofagi, indirettamente, esercita questa azione attraverso l’inibizione dell’ornitina transcarbamilasi che converte, nel ciclo dell’urea, l’ornitina in citrullina. Ciò induce un accumulo di ornitina che a sua volta inibisce l’attività dell’arginasi, aumentando così l’arginina e la produzione di NO. Questi meccanismi si producono in un’ampia varietà di tessuti e cellule, nell’endotelio vascolare così come nei globuli bianchi oppure nelle piastrine.
dose: 200-300 mg 2 volte al dì