ACIDO LATTICO – FORSE NON TUTTI SANNO CHE..

-by Personal Trainer Gabriele Baccinelli-

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Nella Fisiologia:

L’acido lattico (acido 2-idrossipropanoico) è un sottoprodotto dell’attività muscolare, viene prodotto in seguito ad un aumento della richiesta energetica, ma anche a basse concentrazioni in condizioni di riposo.

E’ conosciuto soprattutto per il suo ruolo nell’attività anaerobica ed è ritenuto il principale responsabile dell’acidificazione del sangue sebbene il ruolo principale sia da attribuire allo ione di Idrogeno H+ che durante un esercizio fisico ad elevata intensità si libera in quantità elevate per l’aumento dell’idrolisi dell’ATP.

Le quantità di acido lattico prodotte dall’organismo variano in funzione della richiesta energetica e quindi dei meccanismi energetici utilizzati, tuttavia possono variare anche in base al grado di allenamento del soggetto. Questo si traduce nel fatto che un individuo sedentario correndo alla stessa velocità di uno allenato, produrrà quantità superiori di acido lattico.

L’acido lattico inizia ad accumularsi nei muscoli e nel sangue quando la velocità di sintesi supera la velocità di smaltimento. Approssimativamente, tale condizione si innesca quando durante un esercizio fisico intenso la frequenza cardiaca supera l’80% (per i non allenati) ed il 90% (per i più allenati) della frequenza cardiaca massima.

Terminato lo sforzo fisico, l’acido lattico viene poi smaltito nel giro di un paio d’ore e riconvertito in acido piruvico e quindi in glucosio a scopo energetico attraverso il meccanismo aerobico.

I dolori fisici che si avvertono nei giorni successivi all’allenamento, non sono quindi da attribuire all’acido lattico ma sono invece chiamati D.O.M.S (Delayed Onset Muscle Soreness) oppure dolori muscolari ad insorgenza ritardata, che sono originati dai processi infiammatori delle micro lacerazioni muscolari.

Ogni persona ha una tolleranza individuale all’acido lattico e questa può aumentare per mezzo di allenamenti specifici. Un esempio sono le ripetute nell’atletica leggera.

Nell’Industria Alimentare:

Viene utilizzato come conservante, acidificante, aroma, tampone pH e antibatterico in numerose applicazioni e processi alimentari, come ad esempio la produzione di dolci, pane e pasticceria, bibite, salse, sorbetti, prodotti caseari, birra, marmellate e confetture, maionese e altri cibi elaborati, spesso in unione con altri additivi.

In Igiene Personale:

Nella bocca, tra i vari batteri presenti, il lattobacillo acidofili ha il più alto potere cariogeno. Questo batterio si nutre del glucosio presente nei residui alimentari formando acido lattico come prodotto di rifiuto. Grazie alla sua acidità questa sostanza riesce a sciogliere un po’ per volta lo smalto dentale intaccando la dentina.

 

 

 

 

 

 

Con l'esperienza si riesce a testare il polso dell'animo altrui attraverso la parola. proprio per questo un saggio disse: "PARLA, SE VUOI CHE IO TI CONOSCA".
Andrea Rizzo
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