ADATTAMENTI CARDIOCIRCOLATORI AGLI SPORT DI POTENZA

-by Dott.Andrea Rizzo-

allenamento-cuore

 

Anche il cuore degli atleti praticanti attività sportive ad impegno prevalente o esclusivo di forza, tipo il sollevamento pesi, subisce delle modificazioni adattative in conseguenza dell’allenamento.

L’ecocardiografia ha dimostrato che queste modificazioni sono rappresentate da un aumento di spessore delle pareti senza una contemporanea dilatazione delle cavità (ipertrofia concentrica). Tale ipertrofia sarebbe da ricondurre ad una replicazione “in parallelo” dei sarcomeri, che consegue al ripetersi di stress acuti sistolici. L’ipertrofia non è mai marcata e in genere è uniformemente distribuita, anche se a volte prevale a carico del setto interventricolare.

Questo adattamento fa sì che la gittata sistolica e la gittata cardiaca massima siano nettamente inferiori in questi atleti rispetto a quelli di resistenza, ma consente al cuore di tollerare meglio il lavoro di pressione che è chiamato a soste nere.

Aspetti clinici

Le modificazioni adattati ve del cuore dell’atleta si traducono in significative modificazioni del profilo clinico, fisico e strumentale.

Così, negli atleti di resistenza, il polso appare lento e ampio in relazione alla bradicardia e all’aumentata gittata sistolica. All’ascoltazione del cuore si apprezzano toni di alta intensità e con discreta frequenza uno sdoppiamento mobile del II tono, un 111 tono fisiologico ed un soffio di breve durata e bassa intensità sui focolai di ascoltazione basale (conseguente alla più ampia gittata sistolica e alla maggior velocità di flusso).

La radiografia del torace mostra un ingrandimento armonico dell’ombra cardiaca e del calibro dei vasi polmonari; è a volte possibile apprezzare la vascolarizzazione degli apici polmonari in posizione ortostatica, repèrto che non si ha nel sogge! to sedentario.

L’elettrocardiogramma a riposo presenta spesso, specie negli atleti di resistenza, un aspetto del tutto caratteristico. Le modificazioni più frequenti sono rappresentate da:

bradicardia sinusale (o più raramente battiti o ritmi di scappamento atriali o giunzionali), espressione del relativo ipertono vagale;

– allungamento dell’intervallo P-R, che in una piccola percentuale di casi può configurare il quadro di un blocco atrioventricolare (BAV) di l° grado, da ricondurre anch’esso all’ipervagotonia;

– alti voltaggi del QRS, attribuibili all’ipertrofia ventricolare sinistra;

– ritardi minori dell’attivazione ventricolare destra (blocco di branca destro

incompleto) probabilmente legato alle modificazioni volumetriche del ventricolo; slivellamento in alto del tratto ST (ripolarizzazione precoce) con onde T di alto voltaggio? talora invertite.

L’insieme di tutte queste modificazioni clinico strumentali costituisce la sindrome del cuore d’atleta, che è l’espressione semeiologica di ·fenomeni adattativi fisiologici, anche se i suoi elementi possono simulare quadri patologici. La conoscenza di questa sindrome evita di porre una diagnosi erronea di cardiopatia in sog getti sani. Di contro, poichè una patologia cardiaca silente può essere presente in atleti apparentemente sani, occorre evitare di incorrere nell’errore opposto, ben più grave, di considerare normale e attribuibile all’allenamento ogni alterazione clinico-elettrocardiografica riscontrata in un atleta (vedi valutazione cardiologica dell’atleta).

Evoluzione naturale del cuore d’atleta

Lo sviluppo degli adattamenti funzionali, rapido di quello degli adattamenti anatomici quale ad esempio la bradicardia, è più strutturali (dilatazione, ipertrofia), richiedendo poche settimane di allenamento per rendersi apprezzabile.

Variazioni significative degli spessori parietali e dei diametri ventricolari sono presenti già dopo 3-6 mesi di allenamento, anche se lo sviluppo dei gradi maggiori di ipertrofia e dilatazione richiede tempi dell’ordine di anni.

La cinetica della regressione degli adattamenti dopo la cessazione dell’attività sportiva segue un andamento inverso: scompaiono velocemente gli adattamenti funzionali ed i loro corrispettivi semeiologici (bradicardia, allungamento dell’intervallo P-R), più lentamente quelli strutturali (aumento del volume cardiaco, alti voltaggi del QRS, turbe di attivazione ventricolare destra). La regressione degli adattamenti

è completa quando l’atleta cessa completamente l’attività, ovviamente incompleta quando mantiene un significativo livello di attività fisica.

Il destino cardiovascolare dell’ex-atleta non appare quindi influenzato dalla precedente attività sportiva, dato il rapido svanire degli effetti benefici dell’allenamento al suo cessare: le prestazioni cardiovascolari, così come l’incidenza di cardiopatie, non differiscono infatti negli ex-atleti rispetto ai coetanei che non abbiano praticato sport in gioventù.

Valere e saper mostrare che si vale, significa valere due volte... Ciò che non si vede è come se non ci fosse.
Andrea Rizzo
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