feb
09
Filed Under (Allenamenti) by Andrea on 09-02-2009

Le diramazioni assoniche di ogni motoneurone che giungono alle fibre muscolari, presentano in prossimità delle branche assoniche terminali una particolare zona membranaria che prende il nome di PLACCA MOTRICE, la quale si presenta ricca di vescicole contenenti ACETILCOLINA un importantissimo neurotrasmettitore.

La placca motrice non ha un contatto diretto con il sarcolemma, esiste un sottile spazio definito: SPAZIO POSTSINAPTICO.

Il vero collegamento fra le due strutture è dato proprio dal mediatore chimico acetilcolina.

Vediamo una spiegazione approfondita di ciò che avviene all’arrivo del potenziale d’azione:

l’impulso nervoso crea una permeabilità all’ingresso del calcio nella placca motrice, tale situazione determina l’apertura di un particolare complesso proteico definito PORO DI FUSIONE il quale permette la liberazione e diffusione dell’acetilcolina nello spazio post sinaptico, l’ingresso del calcio determina anche un secondo meccanismo di liberazione del mediatore chimico, ossia il distaccamento delle vescicole sinaptiche dal citoscheletro del compartimento di deposito, tali vescicole si ancorano a ridosso della membrana plasmatica della terminazione presinaptica, dove avviene il processo di ESOCITOSI che consiste nella fusione delle vescicole presinaptiche con quelle postsinaptiche dando luogo alla formazione di canali che permettono il passaggio di acetilcolina.

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feb
06
Filed Under (Allenamenti) by Andrea on 06-02-2009

I muscoli scheletrici si contraggono volontariamente, ciò avviene per mezzo di impulsi nervosi che dai motoneuroni attraverso gli assoni si propagano alle fibre muscolari da essi innervate.

Analizzando nello specifico, studi scientifici hanno evidenziato che nei neuroni vi sono cambiamenti del potenziale elettrico. Durante prove di laboratorio per determinare il potenziale elettrico si è notato che l’interno di un assone è carico negativamente, questo è definito come POTENZIALE DI RIPOSO.

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gen
24
Filed Under (Allenamenti) by Andrea on 24-01-2009

 

E’ stato dimostrato ormai da tempo quanto 1′esercizio fisico, eseguito in modo corretto e graduale, rallenti i processi dell’invecchiamento e contribuisca al miglioramento funzionale di strutture ed apparati.

Quindi anche l’organismo dell’anziano in questa fase caratterizzato da un’involuzione generale degli apparati e dei tessuti che compongono il suo corpo, trae giovamento dallo svolgimento di un’adeguata attività fisica.

Apparato cardiovascolare

La riduzione del volume e del trofismo del muscolo cardiaco provoca nell’anziano una diminuzione della quantità di ossigeno, della gittata sistolica e quindi una minore distribuzione della portata ai vari distretti.

Di conseguenza risulta importante porre attenzione non solo ai meccanismi di adattamento allo sforzo ma anche ai tempi di recupero che risultano senza dubbio più allungati.

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