FUNZIONE CARDIOVASCOLARE ED ESERCIZIO FISICO

-by Dott.Andrea Rizzo-

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L’effettuare un qualsiasi esercizio fisico richiede un apporto supplettivo di substrati energetici e di ossigeno ai muscoli in attività, che diviene tanto più necessario quanto più il lavoro è intenso e prolungato nel tempo e coinvolge ampi distretti muscolari. Questo maggior afflusso di combustibili e O2 viene assicurato da un aumento del flusso sanguigno locale e si realizza attraverso una serie di meccanismi a carico del cuore e del circolo periferico, definiti’ aggiustamenti cardiocircolatori. Essi fanno sì che la gittata cardiaca aumenti proporzionalmente alle richieste e che una maggior quantità di sangue venga distribuita agli organi e apparati maggiormente impegnati nell’esercizio.

Da un punto di vista fisiologico si distinguono due tipi principali di esercizio fisico: dinamico e statico (isometrico).

Gli esercizi di tipo statico, come alcune fasi del sollevamento pesi, della ginnastica artistica, ecc., richiedono l’impiego di una notevole forza, ma con escursioni articolari modeste o assenti.

Gli esercizi di tipo dinamico, dei quali l’esempio classico è la corsa di fondo, si attuano attraverso la ripetizione spesso ciclica di contrazioni muscolari che non richiedono l’estrinsecazione di elevate quantità di forza.

Questa distinzione è importante poiché i due tipi di esercizio determinano differenti risposte da parte del cuore e della circolazione.

Gli esercizi di tipo dinamico comportano innanzi tutto un aumento della frequenza cardiaca che è proporzionale all’intensità dello sforzo. Il ritorno venoso al cuore, facilitato dall’azione propulsiva della pompa muscolare e da quella “aspirante” della depressione intratoracica inspiratoria, aumenta in modo significativo e, con esso, il volume della gittata sistolica. Parallelamente , pur verificandosi un notevole aumento della pressione arteriosa sistolica, la pressione diastolica media aumenta di poco o rimane invariata per l’instaurarsi di una prevalente vasodilatazione. Il lavoro cardiaco ed il consumo miocardico di 02 aumentano, ma un’adeguata nutrizione al miocardio è assicurata da un contemporaneo incremento del flusso coronarico. Questa condizione emodinamica è tipica del lavoro aerobico e delle attività sportive “di resistenza”, nel corso dei quali il cuore mobilizza grandi quantità di sangue all’in terno di un sistema circolatorio che oppone una ridotta resistenza al flusso, effettuando un lavoro di volume.

Gli esercizi di tipo statico comportano invece un significativo aumento della pressione arteriosa media, dovuto all’aumento delle resistenze vascolari periferiche conseguente ad una prevalente vasocostrizione. In queste condizioni di lavoro la frequenza cardiaca aumenta proporzionalmente di meno. Inoltre, il ritorno venosa può essere ostacolato dall’eventuale effettuazione di un’espirazione forzata a glottide chiusa (manovra di Valsalva), che aumenta la pressione all’interno del torace. Da tutto ciò consegue che l’incremento della gittata sistolica e della gittata cardiaca è decisamente inferiore che nell’esercizio dinamico. Durante il lavoro statico il lavoro cardiaco ed il consumo miocardico di 02 aumentano significativamente. Una condizione emodinamica di questo tipo è presente nelle attività anaerobiche alattacide o “di potenza”, durante le quali il cuore mobilizza quantità di sangue non molto elevate in un sistema circolatorio che oppone un’elevata resistenza al flusso, effettuando un lavoro di pressione.

Tra i due estremi delle attività sportive di resistenza e di potenza si colloca tutta una serie di attività nelle quali gli esercizi statici e dinamici si mescolano o si alternano in modelli non sempre prevedibili.

La vera passione che nasce dal profondo, si percepisce, si sente, si osserva in ogni attimo. Tingendo dei propri colori tutto ciò che tocca.
Andrea Rizzo
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