IL FUNCTIONAL TRAINING - COME RENDERE UN ALLENAMENTO FUNZIONALE

-by Dott.Andrea Rizzo-

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Oggi si sente continuamente parlare di Functional Training:

• i professionisti delle arti marziali lo usano per allenarsi,
• gli attori del film “300” lo hanno usato per rendere i loro corpi simili a quelli di Dei dell’antica Grecia,
• le forze speciali di tutti gli eserciti lo usano per allenare i propri soldati d’elite
ma cose’ il functional training?!?

Traducendo semplicemente il termine vediamo che functional training non significa ne più ne meno che allenamento funzionale. Ma che cosa e’ funzionale legato all’allenamento ed alla preparazione fisica?

La risposta non e’ semplice ed in primo acchito verrebbe da dire che la funzionalità di un allenamento e’ legata e definita dagli obbiettivi e che quindi non può esistere un “functional training” uguale per l’atleta d’elite che si prepara a competere all’Ironman e per la generica casalinga che vuole perdere qualche chilo e migliorare la propria circolazione.
Invece la congiunzione e’ talmente naturale e fisiologica che se non ci si ferma a riflettere un attimo potrebbe anche sfuggirci vista la sua banalità!
Tutti quanti facciamo riferimento ad una fisiologia comune, tutti quanti non importa se stiamo spostando un vaso di fiori nel giardino, correndo una maratona o alzandoci da una sedia, abbiamo a che fare con la forza di gravità.

Difficilmente nella vita di tutti i giorni o durante un gesto atletico compiremo i nostri gesti con l’ausilio di pesi perfettamente bilanciati oppure isolando il più possibile un muscolo con l’ausilio di camme, pulegge e tensioni continue. Al contrario sposteremo pesi sbilanciati, cercheremo di massimizzare i nostri risultati coinvolgendo più parti possibili del corpo e ci muoveremo su un terreno diseguale.

Detto questo dunque “functional” sarà quell’allenamento che ci consente di coinvolgere il maggior numero di distretti e sistemi anche utilizzando supporti o strategie destabilizzanti che quindi simulino in maniera più efficace gli sforzi che compiamo nella vita di tutti i giorni o durante una competizione sportiva.
In altre parole possiamo dire che se da una parte l’allenamento “classico” o meglio ANALITICO allena il MUSCOLO, dall’altra l’allenamento FUNZIONALE allena il MOVIMENTO.

COME RENDERE UN ALLENAMENTO FUNZIONALE

Tutti gli atleti, indipendentemente dalla loro disciplina hanno spesso uno squilibrio nelle prestazioni di un arto rispetto ad un altro. Questo e’ naturale che avvenga e pretendere di creare dei fenomeni completamente ambidestri e’ un lavoro che rasenta la fantascienza. Nonostante questo pero’, sempre nel rispetto della fisiologia dei singoli individui se noi in aggiunta all’allenamento spefico, inseriamo dei protocolli in cui il soggetto e’ costretto a lavorare in monolateralità e su catene cinetiche aperte o addirittura in condizioni di disequilibrio allora costringiamo le varie catene muscolari ad agire in modo diverso, ribilanciando il tutto soprattutto attraverso un rafforzamento della zona centrale o core.

Definendo dunque i pilastri su cui basare un allenamento per renderlo più funzionale, teniamo a mente di:

1. Favorire gli esercizi multiarticolari.
2. Favorire l’utilizzo di pesi liberi.
3. Favorire le catene cinetiche aperte.
4. Favorire i lavori in monolateralità.
5. Favorire un incremento della propriocezione con supporti instabili.

Facciamo un esempio per chiarirci meglio: ogni calciatore ha un piede che predilige rispetto all’altro, di conseguenza, essendo questo arto usato preferenzialmente avrà uno sviluppo maggiore rispetto all’altro.
Tutti quanti conosciamo il fenomeno della pubalgia del calciatore portata dallo squilibrio dei muscoli abduttori del femore di un arto rispetto all’altro che vanno a creare una tensione di taglio a livello della sinfisi pubica che crea lo stato infiammatorio.
Nella preparazione non gesto specifica del calciatore sicuramente abbiamo pensato tra gli altri esercizi di inserire squat e magari degli stacchi da terra al fine di potenziare la muscolatura del nostro atleta.
In nessuno dei due esercizi che abbiamo elencato, il complesso degli adduttori del femore gioca un ruolo di motore principale ma in entrambi, tale complesso di muscoli gioca un importante ruolo stabilizzatore.
Con un normale squat o stacco il nostro squilibrio di cui sopra gioca un ruolo marginale e non si fa nulla per aiutare un reiquilibrio funzionale.

Immaginiamo ora invece di eseguire degli squat monopodalici o degli stacchi da terra monopodalici e con sovraccarico controlaterale, avremo un coinvolgimento sicuramente maggiore dei muscoli stabilizzatori (tra cui gli adduttori in questo caso) ed i muscoli del core.
Immaginiamo ora addirittura di eseguire tali esercizi con un carico instabile (sacco di sabbia) e su un supporto instabile (Bosu). In questa situazione si quo’ quasi asserire che i muscoli stabilizzatori giocano un ruolo fondamentale.

Dinnanzi ad uno squilibrio lavorando in mono-lateralità massimizzando il ruolo dei muscoli stabilizzatori e utilizzando come limitante il lato più debole, magari non impediremo il manifestarsi di una pubalgia ma sicuramente staremo lavorando verso un riequilibrio funzionale che appunto porterà il nostro atleta a funzionare meglio.

Analizzando meglio la semplicità ed efficacia degli attrezzi e dei metodi che vengono utilizzati oggi in quello che si chiama Functional Training, possiamo capire che con un minimo investimento di attrezzatura ed un investimento formativo in tale direzione possiamo fare davvero qualcosa di concreto per aumentare le prestazioni dei nostri atleti attraverso un riequilibrio funzionale.

Insieme inizieremo un percorso ricco di soddisfazioni verso il raggiungimento dei tuoi obbiettivi. Il protagonista sei tu, sei tu il padrone della tua vita, della tua forma del tuo benessere!
Claudio Garombo
claudio