IL LINGUAGGIO NON VERBALE

-by Dott.Andrea Rizzo-

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Un artista abituato ad usare i colori e a godere delle forme percepira’ la realta’ circostante in un’ottica “piu’ colorata” e con maggiori “sfumature” rispetto ad un profano; un musicista apprezzera’ maggiormente armonia e pulizia di suoni rispetto a chi non se ne e’ mai curato.

Entrambi hanno affinato le loro percezioni ed hanno appreso alcune modalita’. Con la passione e con l’impegno e’ possibile apprendere nuovi “linguaggi” ed ampliare cosi’ la nostra rappresentazione del mondo.

Nel campo della comunicazione prestare attenzione al linguaggio non verbale, individuarne alcuni ausili interpretativi potra’ consentire un cambiamente-ampliamento del sentire e del vedere e quindi delle interessanti descrizioni alternative del mondo. Gli strumenti proposti potranno dare indicazioni sui “segnali” degli altri, ma anche sui propri, preziosi per conoscerci meglio.

Un esempio …

Per avere un’immediata rappresentazione del linguaggio non verbale proviamo ad immaginare di essere in un paese straniero e di non conoscere affatto la lingua: noi italiani siamo famosi nel mondo per il nostro gesticolare e per trovare strade alternative al linguaggio strettamente verbale per comunicare! Del resto se proviamo ad osservare attentamente il nostro interlocutore anche mentre parla la nostra lingua, potremo individuare una serie di segnali che si accompagnano alle parole e che ci danno delle interessanti informazioni!!!
Tentando una separazione di piani, (Watzlawick Menschliche Kommunikation 1974 ) da una parte abbiamo il contenuto (si esprime con le parole) e da una parte la relazione (si esprime con il linguaggio non verbale). Quando la relazione e’ positiva tutto va liscio come l’olio, ma se la relazione è da costruire o è tesa o addirittura negativa i segnali non verbali (tono, mimica, atteggiamento, gestualità,distanza) diventano molto importanti, prendono il sopravvento e spesso “inghiottono” le informazioni sul piano del contenuto. Se un interlocutore ha paura o si sente aggredito o umiliato si attiva in lui il “cervello rettile”, si innesca un parziale blocco delle funzioni cognitive e le emozioni prendono il sopravvento. La comunicazione comincia a soffrire, la “buona, efficace e duratura” relazione diventa piu’ difficile da mantenere o instaurare.

E’ straordinario come noi, pur non avendo consapevolezza piena (conoscenza del codice) del linguaggio non verbale, istintivamente gli attribuiamo maggior importanza e gli concediamo maggiore fiducia, infatti spesso lo usiamo come modalita’ di controllo del linguaggio verbale .

Provate a dire “sono molto contenta di vederti” con un’espressione sfacciatamente triste: che reazione avrebbe la persona che vi sta di fronte? Siamo in genere molto attenti a controllare la congruenza tra il contenuto della comunicazione ed i segnali non verbali dell’interlocutore: la congruenza convince mentre l’incongruenza rende instabile il rapporto e genera disagio ed incredulita’.

Un occhio attento ed esperto riesce a:

– ricollegare queste sensazioni con i segnali che li hanno generati
– operare delle verifiche
– superare malintesi spesso svantaggiosi

Spesso gli insicuri, ad esempio, inviano messaggi incongruenti e qualche loro inibizione da qualcuno potrebbe essere scambiata per “arroganza”. Tengo a sottolineare l’importanza dell’operare delle verifiche perché anche i segnali non verbali o “analogici” non sono sempre univoci e così anche il sorriso può essere segnale di imbarazzo, presunzione e non soltanto di compiacimento; le lacrime possono essere di dolore o di gioia , lo stringere i pugni può indicare aggressività/ostilità e persino autodisciplina.

Un altro motivo per prestare attenzione al linguaggio non verbale è quello che, se anche noi siamo sollecitati molto precocemente all’apprendimento del linguaggio parlato, un messaggio può essere così suddiviso nella sua costituzione (suddivisione di Albert Mehrabain ):

Movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali): 55%
Vocale (volume, tono, ritmo): 38%
Verbale (parole): 7%

Dalle vostre esperienze e da suggerimenti teorici potrete riscontrare delle regolarita’ nel linguaggio corporeo che daranno degli indizi sull’altro ma che dovranno essere sempre verificate, invece di presumere di “aver senz’altro” capito: solo un attento controllo ci consentira’ di stabilire se la nostra percezione era corretta. Il miglior modo per assicurarsi di aver ben capito e’ stimolare l’altro a esplicitare le intenzioni e si potra’ fare facendo domande o … restando in silenzio. Le domande aperte (quelle a cui non si può rispondere con si’ o no) incoraggeranno l’interlocutore a esprimersi più a lungo e quindi noi potremmo prestare ascolto sia al contenuto che al modo con si parla, mentre le domande chiuse (quelle che sollecitano come risposta un si’ o un no) non saranno sempre appropriate perchè, se usate per il controllo dei sentimenti al di fuori delle relazioni strettamente private,sono troppo sfacciatamente intrusive della sfera psicologica intima. Spesso il tacere allo scopo di incoraggiare l’altro a parlare più a lungo è il metodo che ottiene migliori risultati, ma è di difficile attuazione: provare per credere!!

Passione, conoscenza, esperienza nonostante la giovane età e la voglia di aggiornarmi costantemente sono alla base della mia professionalità in questa famiglia che è SCIENTIFIC TRAINING.
Mattia Simonetti
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