L'AUTOSTIMA... COS'E' E SU COSA SI FONDA

-By Dott. Andrea Rizzo-

credere

La stima di sé è un qualcosa che tocca gli aspetti più profondi e intimi della nostra persona essendo connessa sia al percepirsi come individui competenti – quindi capaci di affrontare la vita, di imparare, scegliere e prendere decisioni adeguate – sia al percepirsi come persone degne di essere amate.

In questo senso, come bene illustrano Christophe André e François Lelord nel loro libro L’Estime de soi , gli ingredienti che permettono a ciascuno di sentirsi persone competenti e degne d’amore, sono:

  • l’amore di sé
  • la visione di sé
  • la fiducia in se stessi.

Secondo tali autori, un dosaggio equilibrato di ciascuna di queste tre componenti è indispensabile per ottenere una buona stima di sé:

L’amore di sé : è ciò che ci consente di apprezzarci nonostante i nostri limiti e difetti. Questo amore incondizionato per noi stessi non dipende dalle nostre prestazioni, anche se ci consente di far fronte alle avversità e di riprenderci dopo aver mancato un obiettivo che ci eravamo prefissati. In caso di difficoltà non impedisce né la sofferenza né il dubbio, ma protegge dalla disperazione. L’amore di sé dipende in buona parte dall’amore che la nostra famiglia ci ha fatto percepire quando eravamo bambini e dal nutrimento affettivo che abbiamo ricevuto . Amare se stessi è il fondamento della stima di sé, la sua componente più profonda e più intima. Da questo punto di vista, la prima storia d’amore che dobbiamo vivere con successo è quella con noi stessi. Soltanto allora saremo pronti per una relazione, capaci di amare pienamente e accettare che un’altra persona ci ami.

La visione di sé : Secondo André e Lelord è il secondo pilastro della stima di sé: è lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi, vale a dire la valutazione, fondata o meno, che facciamo delle nostre qualità e dei nostri difetti. Non si tratta solo di conoscere sé stessi. L’importante in questo caso non è come siamo realmente, bensì la nostra convinzione di avere qualità o difetti, potenzialità o limiti, elementi che non è detto che gli altri percepiscano in noi così come noi li percepiamo in noi stessi. Una visione positiva di noi consente a ciascuno di sentirsi all’altezza nell’affrontare ciò che la vita riserva; viceversa una visione di noi troppo limitata o timorosa, ci espone molto di più al disorientamento e all’insicurezza.

La fiducia in se stessi è la terza componente della stima di sé e si applica soprattutto alle nostre azioni. Essere fiduciosi significa pensare che si è capaci di agire in maniera adeguata nelle situazioni importanti. Sebbene la fiducia in se stessi possa apparire meno importante dell’amore di sé o della visione di sé, di cui non è altro che una conseguenza, il suo ruolo è invece fondamentale in quanto la stima di sé ha bisogno di azioni per mantenersi o svilupparsi.
Queste tre componenti della stima di sé in genere sono interdipendenti: l’amore di sé ( il rispettare se stessi qualunque cosa accada) -> facilita una visione positiva di se stessi -> e quindi il credere nelle proprie capacità e il sapersi proiettare nel futuro -> che a sua volta influenza favorevolmente la fiducia in se stessi e quindi -> l’agire senza eccessivi timori di eventuali insuccessi o del giudizio altrui.

Capita tuttavia che in certi individui questi aspetti siano dissociati o non sempre presenti contemporaneamente o non presenti in maniera sufficientemente stabile. Tutto questo rende vulnerabile la stima di sè.

Un altro autore, nello specifico Nathaniel Branden nel suo lavoro Six Pillars of Self-Esteem , ampliando la prospettiva precedente, ritiene che gli elementi su cui si fonda una sana autostima consistano nel vivere in modo consapevole , nel sapersi accettare , nell’assumersi le proprie responsabilità , nel farsi valere , nell’avere uno scopo nella vita e l’essere coerenti (integrità personale).

In particolare ciò significa che, per avere una buona stima di sé, occorre innanzitutto avere una buona consapevolezza di sé – quindi essere consapevoli dei propri limiti e pregi, dei propri desideri, sentimenti, bisogni anche quando non ci piacciono, degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei successi e degli insuccessi ottenuti – e del nostro modo di agire nel mondo.
In secondo luogo avere una buona stima di sé implica la capacità di accettarsi , intesa come la capacità di essere rispettosi e solidali con se stessi, anche quando non si prova ammirazione o apprezzamento per le proprie sensazioni o decisioni. Secondo Branden, come terzo e quarto elemento della stima di sé si collocano l’assunzione di responsabilità e saper farsi valere.

Nel loro insieme tutti questi aspetti consentono di sentirsi sufficientemente capaci di avere uno scopo nella vita , una meta da raggiungere attraverso azioni coerenti che siano espressione di ciò che siamo e dei valori che ci appartengono. E i fatti, associati all’accettazione incondizionata di noi stessi, non fanno altro che ripercuotersi sul nostro senso di efficacia, sulla percezione di essere competenti e quindi in ultima analisi sulla stima che abbiamo di noi stessi.

IN OGNI CASO, AL DI LÀ DELLE DIVERSE TEORIZZAZIONI CHE RIGUARDANO QUESTO ASPETTO COMPLESSO E VARIEGATO DELLA NOSTRA PERSONALITÀ, CIÒ CHE È CERTO È CHE CIASCUNO DI NOI È UNICO, SPECIALE, MERITEVOLE E DEGNO D’AFFETTO E, SEBBENE A VOLTE POSSA SEMBRARE DIFFICILE CREDERLO, RICORDARLO PUÒ AIUTARE AD AFFRONTARE IN MODO PIÙ EFFICACE LE SFIDE DELLA VITA.

Con l'esperienza si riesce a testare il polso dell'animo altrui attraverso la parola. proprio per questo un saggio disse: "PARLA, SE VUOI CHE IO TI CONOSCA".
Andrea Rizzo
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