MECCANISMI CHE REGOLANO LE SENSAZIONI DI FAME E SAZIETA’

-by Personal Trainer Marco Perugini-

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Vista l’epidemia mondiale relativa alla malattia obesità questa revisione vuole comprendere i meccanismi che regolano l’appetito in particolare indagando quegli aspetti che coinvolgono i meccanismi alla base dell’introduzione di energia.

Il senso di sazietà è definito come un complesso meccanismo psico biologico la cui funzione è quella di inibire l ulteriore ingestione di cibo dopo aver mangiato e bevuto.

Esso è influenzato da composizione in micro e macro nutrienti del cibo ingerito e da alcune componenti bioattivo del pasto da noi scelto.

In una situazione ottimale la sensazione di sazietà che fa seguito ad uno stimolo di fame dovrebbe essere regolata spontaneamente dalla relazione energie spese ed energie introdotte, un pò come accade nel mondo animale.

L’epidemia mondiale dell’obesità però ci suggerisce l’esistenza di una qualche possibile disfunzione in questo circuito.

Si è piu volte detto che a seconda della sua composizione il cibo esercita e determina un certo “ potere saziante”, ecco quindi che migliorare/aumentare il potere saziante dei cibi può rappresentare un modo per aumentare l’intensità e la durata dell’inibizione dell’appetito post pasto e per esempio facilitare il controllo delle energie da introdurre.

Il mangiare nel mondo dei mammiferi, uomo incluso, è un attività mutevole, in  quanto essa cambia al mutare delle disponibilità delle risorse di cibo. Nelle zone più sviluppate del mondo assistiamo ad una completa e costante possibilità di rifornimento di cibo, eppure nonostante questa situazione di completo accesso gli uomini cosi come animale di laboratori a non mangiano continuamente ma si avvertono periodici segnali di fame e ad altri che portano a terminare il consumo del pasto Inibendo per un determinato tempo gli introiti prima che il ciclo ricominci.

Questi segnali sono il risultato di complessi meccanismi che riguardano la sfera psicologica sensoriale cognitiva sociale e ambientale

I primi studi condotti su animale hanno teorizzato l’esistenza di due meccanismi alla base di tutto questo complesso sistema di regolazione: la soddisfazione e la sazietà ( Le magnen 1971)

La soddisfazione è definita come l insieme di processi che inibiscono progressivamente il bisogno di mangiare durante un pasto. All’inizio del pasto stesso l azione di mangiare avviene secondo una combinazione di stimoli influenzati da fattori psicologici ( fame) sensoriali ( olfattive, gustativi, visivi tattili) e altri correlati all’ambiente in cui si consuma il pasto. L’ora del giorno e la situazione sociale ( de castro 2010). Successivamente , ingerito il cibo, influenze interne ( sensoriali cognitive gastriche ormonali neurali) conducono la stessa ingestione ad una fine. Questo meccanismo , definito sazietà, determina la quantità del pasto. (le magnen 1992)

In un efficiente controllo dell’appetito , soddisfazione e sazietà avvengono in successione permettendo un giusto bilancio tra introduzione di energie e spesa energetica. Nell’uomo in cui i pasti si svolgono secondo norme culturali prestabilite questo non può avvenire naturalmente.

L’interazione dei fattori post prandiali che contribuiscono ad inibire l ulteriore ingestione di cibo è stata dimostrata per la prima volta 25 anni fa in quella che viene definita satieti cascade ( blundell et al. 1987)

I fattori  sensoriali come gusto odore e tatto stimolano l’assunzione di cibo all’inizio del pasto, poi durante il pasto i sensi si abituano al cibo che si sta ingerendo e compaiono segnali dal tratto gastro intestinale ( distenz gastrica , grelina , rilascio di altri ormoni e peptidi ) e aumenta la glicemia. Questi eventi diminuiscono progressivamente la motivazione a mangiare e portano a terminare il pasto. Alla soddisfazione fa seguito la sazietà solo nel momento in cui i segnali di sazietà diventano cosi forti da inibire le sensazioni di soddisfazione legate al cibo. Da qui si evince come piatti ritenuti più appetitosi possano essere più abbondanti anche del 44% rispetto ad altri ritenuti meno appetibili ( de castro 2000)

Anche altri fattori non direttamente connessi con il cibo hanno un ruolo, per esempio l’esecuzione di una attività prima di un pasto incrementa la percezione di fame. In questo contesto, il lavoro mentale preprandiale aumenta l’instabilità glicemica e del cortisolo che possono avere effetti sulla sensazione di soddisfazione ( chaput et al 2008). Effetti dannosi per la soddisfazione si evidenziano anche in individui che dormono poco con relative alterazioni ormonali, i quali introducono maggiori quantità di energia prima che si sviluppino segnali di sazietà.

Dopo la fine di un pasto sono numerose le influenze che inibiscono ulteriori introiti di cibo per un determinato periodo.

L’intesità e la durata del senso di sazietà post ingestione dipende dal peso,volume,energie e nutrienti contenuti nel pasto, ma anche fattori sensoriali e cognitivi esercitano un effetto inibitorio dopo la fine del pasto e in particolare mangiare con attenzione rinforza il senso di sazietà post pasto. Il volume di cibo ingerito nel pasto precedente esercita un potere saziante nella prima fase di sazietà ( grazie anche ai segnali di distenz gastrica) mentre la composizione in nutrienti la svolgono nella fase digestiva. A tale proposito anche in questo studio si sottolinea ancora una volta come siano le proteine ad avere il più alto potere saziante seguite dai carboidrati e poi dai grassi

L’alcol ha un potere saziante ancora inferiore rispetto a tutte le altre classi di macronutrienti forse a causa della sua forma liquida e del suo effetto disinibente. ( mattes 1996)

Tuttavia non vi è alcuna ragione per escludere un ruolo dei micronutrienti nel controllo dell’appetito e dell’assunzione di energia. Questo è in perfetto accordo con la teoria sull’esistenza di uno specifico meccanismo di controllo dell’appetito per il calcio ( tordoff 2001): animali calcio –privati assumevano spontaneamente cibi ad alto contenuto di calcio quando era data loro la possibilità.

L’esistenza di un appetito specifico del calcio è molto difficile da dimostrare nell’uomo per l esistenza di fattori di confondi mento e/ o minor acutezza sensoriale rispetto agli animali però un primo tentativo per dimostrare tale teoria è stato effettuato su individui obesi con basso apporto di calcio che hanno partecipato ad un programma di dimagrimento di 15 settimane. Il peso medio perso è stato di 5.8 kg contro 1.4 del gruppo del gruppo placebo.  Jones et al nel 2013 hanno dimostrato che l integrazione di calcio in obesi con bassi livelli di calcio consumato aumenta significativamente la concentrazione dell’ormone anoressizzante PYY.

Altri micronutrienti possono esercitare influenze inibitorie sull’appetito. Donne obese che hanno partecipato ad un programma di dimagrimento hanno descritto cambiamenti notevoli nelle loro sensazioni di appetito quanto ricevevano supplemtentazioni di multivitaminico rispetto a controlli placebo. Questo potrebbe essere correlato al ruolo che alcune vitamine e minerali hanno nella sintesi di peptidi e neurotrasmettitori che controllano l assunzione di cibo.

Altri ingredienti alimentari sembrano avere un ruolo efficace nel controllare le sensazioni di fame. Le fibre di glucomannano sembrano avere la migliore potenza nell’influenzare l’equilibrio energetico probabilmente dovuto alla loro capacità di legare acqua e quindi promuovere la sazietà che si traduce in minor energia introdotta e quindi perdita di peso sostanziale e costante nel tempo. La caffeina può produrre una riduzione dell’assunzione di energie e addirittura quando viene combinata con altre catechine essa aumenta in modo significativo il dispendio anche se come effetto collaterale si ha aumento della pressione  arteriosa. La capsaicina ha dimostrato di ridurre post assunzione la sensazione di appetito e l apporto energetico del pasto quindi.

Macro e micro nutrienti possono avere un influenza indiretta ma potente sulla sazietà vista la loro azione sulla flora intestinale. In modelli animali un alto contenuto di grassi nella dieta induceva alterazioni nella composizione della flora intestinale che favoriva lo sviluppo dell’obesità. I Prebiotici aumentando il numero di bifido batteri diminuiscono l assunzione di cibo in diversi modelli di studio su animali obesi. Tra questi menzioniamo per esempio l’oligofruttosio. Recenti studi condotti su umani hanno dimostrato come pasti serali ricchi di fibre alimentari contenenti carboidrati non digeribili/ fermentabili come cereali integrali , orzo kernel riducono l appetito il giorno successivo.

 

Chiaramente lo studio scientifico sulla sazietà e sulle sue determinanti è di grande importanza sia per comprendere i meccanismo di base dell’appetito sia per combattere l epidemia dell’obesità. Chiaramente la composizione in macro e micro nutrienti è solo uno tra i molti fattori che influenzano la sazietà e la sazietà è solo una delle numerose influenze che determinano l’assunzione di energia e peso del corpo. L obiettivo futuro sara capire come la modulazione dei nutrienti possa indurre la sazietà cosi che essa possa facilitare la perdita di peso e il successivo controllo.

Non si giudica il merito di un uomo dalle sue grandi qualità ma dall'uso che ne sa fare.
Andrea Rizzo
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