MELATONINA BASSA POTREBBE AUMENTARE I RISCHI DI DIABETE

-by Dott.Andrea Rizzo-

melatonia

 

Ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston (Ma), hanno pubblicato sul numero di aprile di JAMA (The Journal of the American Medical Association) uno studio che indica l’associazione tra scarsa secrezione di melatonina e sviluppo del diabete 2.
Secondo gli studiosi statunitensi, sarebbe la prima volta che viene dimostrata la correlazione tra quantitativi notturni secreti di melatonina e l’incremento del rischio di sviluppare diabete 2.

Per lo studio i ricercatori hanno identificato 370 donne che hanno sviluppato il diabete mentre partecipavano al Nurses’ Health Study e 370 soggetti di controllo della stessa età e razza.

La comparazione tra i due gruppi, utilizzando campioni ematici e urinari, ha evidenziato una probabilità doppia di sviluppare diabete di tipo 2 nei soggetti con una scarsa secrezione notturna di melatonina.

I ricercatori sperano che questi risultati suscitino interesse e nuovi studi per esaminare più approfonditamente l’influenza della secrezione di melatonina e quale sia il ruolo di questo ormone nel metabolismo del glucosio e nel rischio di diabete.

La melatonina è un ormone prodotto da una ghiandola posta alla base del cervello, la ghiandola pineale, nella quale viene sintetizzata a partire dalla serotonina.

La sua secrezione segue un ritmo giornaliero: inizia verso sera (h. 20.00), raggiunge il picco di notte (h. 3.00-4.00), scende al minimo al mattino (h. 8.00-9.00), rimanendo bassa durante tutta la giornata.

La produzione di melatonina decresce con l’età: con l’invecchiamento la ghiandola pineale si calcifica e ne produce quantità sempre minori.

La melatonina è stata ampiamente studiata, in particolare per gli effetti su insonnia e distubi del sonno, jet lag e scarse difese immunitarie.

Bibliografia
Ciaran J. McMullan, MD; Eva S. Schernhammer, MD, DrPH; Eric B. Rimm, ScD; Frank B. Hu, MD, PhD; John P. Forman, MD, MSc. Melatonin Secretion and the Incidence of Type 2 Diabetes. JAMA. 2013;309(13):1388-1396.

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Andrea Rizzo
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