NUTRIRSI NELLA STORIA

-by Dott.Federico Bordignon-

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“Non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale.” Questa frase, ormai noiosa e banale, sentita durante le festività natalizie centinaia e centinaia di volte, nella sua semplicità racchiude una profonda verità che può portare a riflettere: il vuoto delle palestre da fine novembre e per tutto dicembre, la desolazione lungo le strade, causata dalla quasi totale assenza di runners e ciclisti; allo stesso tempo, centri città e grandi magazzini colmi di persone, tutti in cerca del regalo perfetto all’ultimo minuto. Da gennaio, in primis dopo l’epifania, vi è il classico assalto alle palestre, le quali diventano un vero e proprio nido d’api, le strade si riempiono nuovamente di ciclisti e corridori, bardati fino all’ultimo, incuranti del freddo invernale.

Perché mai tutto ciò? Le festività natalizie, momento di gioia, svago e felicità da passare con i propri cari, non potrebbero non portare ad alcuni eccessi alimentari (colui, infatti, che mangia in solitudine e/o in maniera differente dai propri commensali nella Storia è sempre stato etichettato come “bruto”, in termini odierni diremmo “diverso” o quantomeno “strano”). Vi è il conforto derivante dal cibo della tradizione, legato a queste festività; lo stacco momentaneo dalla quotidianità lavorativa e lo stare insieme con i propri cari. La convivialità derivante dal cibo (“Noi, non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere assieme”, disse Plutarco (48 – 125 d.C.) quasi duemila anni fa) racchiude innumerevoli significati simbolici i quali vanno ben oltre dal nutrirsi come e sola indispensabile fonte di vita per il nostro corpo. Il cibo, infatti, è fondamentalmente cultura (Montanari 2006). Detto ciò, il Natale però non è atto a giustificare quasi un mese, di fatto, costituito da molteplici maratone di abbuffate alimentari ed alcoliche in cui questo comportamento viene giustificato con la classica frase “Tanto da gennaio mi rimetto in forma”.

Al giorno d’oggi sempre essere venuto meno, non solo nel rapporto con il cibo, il concetto di “equilibrio” (tanto caro ai nostri antenati greci e romani), fatto che emerge con maggior vigore proprio durante queste festività, in cui siamo “mentalmente” giustificati a darci a qualche grande abbuffata.

È proprio da questo concetto che possiamo addentraci in un’analisi più approfondita dell’alimentazione nella Storia degli antichi greci e romani, la quale ha lo scopo di portare ad alcune riflessioni riguardanti la nostra alimentazione, guardarci indietro e riflettere su quanto le nostre abitudini alimentari siano in alcuni casi totalmente errate. Gli ideali fondamentali della civiltà “mediterranea” erano, infatti, la misura e l’equilibrio: bisognava accostarsi al cibo con piacere ma al contempo con moderazione (comportamento considerato oramai utopico ai giorni nostri); bisognava inoltre offrilo generosamente ma senza ostentazione. Non si doveva darsi ad eccessive rinunce alimentari né all’eccesso senza freno a tavola (Montanari 20087).

Bisogna inoltre allontanarsi dalla classica idea del banchetto romano portato fino al limite fisico, dove era d’ufficio vomitare, per potere ricominciare a mangiare e a bere nuovamente. I banchetti imbanditi dagli aristocratici come Trimalcione (personaggio immaginario della letteratura antica latina, creato da Petronio Arbitro, 27 – 66 d. C. ), caratterizzavano solo una minima parte delle cene preparate dagli antichi romani. La piccola “borghesia” intellettuale e i plebei si accostavano al cibo, infatti, con sobrietà.

Concetto principe del rapporto col cibo dei greci/romani, ormai purtroppo dimenticato dalla maggior parte della popolazione occidentale – industrializzata, era quello dell’alimentazione come primo ed indispensabile medicina del corpo umano. Non vi è alcun tratto medico antico, infatti, che non tratti del campo alimentare. La dietetica, insieme alla chirurgia e alla farmacologia, era una delle tre branche fondamentali della medicina antica, le quali trattavano non solo l’alimentazione ma anche le attività ginniche e sportive, il lavoro, il vomito, il sonno e l’attività sessuale, il cui fine non era solo quello di curare, ma soprattutto di conservare e prevenire. Galeno (129 -199), il celebre medico greco, disse che “Degli altri sostegni non abbiamo bisogno in ogni tempo, ma senza l’alimentazione non possono vivere né sani, né malati”: una corretta alimentazione costituisce una necessità insostituibile per chiunque. (Mazzini 20114).

A causa delle malattie legate all’obesità il mondo industrializzato spende miliardi di dollari, in primis gli Stati Uniti d’America. Prima di curare i milioni di diabetici, di sottoporsi ad assai costose operazioni di chirurgia estetica e intraprendere una delle tante folli diete miracolose presenti sul mercato, bisognerebbe riflettere su quanto una corretta ed equilibrata alimentazione, associata ad una regolare attività fisica, se non può prevenire tutti i mali, almeno può senz’altro farci star meglio e soprattutto in salute: i Governi dei Paesi occidentali dovrebbero sovvenzionare le attività sportive, gli spazi ricreativi e soprattutto una intelligente educazione alimentare.

Nel nostro piccolo, però, durante la nostra quotidianità, potremmo pensare che quando ci nutriamo in maniera intelligente, equilibrata e corretta, grazie anche ai consigli degli esperti del settore, in una qualche maniera curiamo noi stessi, non solo il nostro fisico ma anche il nostro animo e miglioriamo il nostro rapporto anche con gli altri. Olistico deve essere, infatti, l’approccio in campo alimentare.

Con l'esperienza si riesce a testare il polso dell'animo altrui attraverso la parola. proprio per questo un saggio disse: "PARLA, SE VUOI CHE IO TI CONOSCA".
Andrea Rizzo
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