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21
Scritto in (Varie) da Andrea il 21-09-2011

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giu
09
Scritto in (Varie) da Andrea il 09-06-2011

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Dr. Andrea Rizzo

giu
08

 In questi anni si è registrato una crescente attenzione nei confronti del sovrallenamento, la ricerca tramite l’analisi di molteplici parametri rilevati su una moltitudine di atleti di medio e alto livello di varie discipline, sia di endurance che di potenza. L’interesse principale degli studi sul sovrallenamento è stato quello di definirne al meglio tutti gli elementi che lo caratterizzano, i mezzi che ne consentono la diagnosi e le procedure che ne favoriscono la prevenzione o la cura, quando esso si sia ormai verificato.

Il sovrallenamento (overtraining) viene oggi definito come una situazione di squilibrio tra gli stress derivanti dai carichi di lavoro sostenuti in allenamento o in competizione e le capacità di recupero dell’atleta; esso provoca un calo prestativo a livello psico-fisico ed è caratterizzato da turbe neuroendocrine, che comportano alterazioni della trasmissione e/o della risposta degli organi bersaglio a segnali ergotropici.

Per poter affermare che un atleta si trova in una situazione di sovrallenamento è indispensabile il riscontro di un calo prestativo duraturo. Non esiste infatti una netta demarcazione tra la normale fatica fisiologica e il sovrallenamento, ma bensì esiste una fase intermedia, definita sovrallenamento e breve termine (overreaching). Non è semplice giudicare quando un atleta, da una situazione di normale affaticamento, stia entrando in uno stato di overreaching o quando da questo stia sconfinando nell’overtraining. Tanto più che oggi si arriva deliberatamente in una situazione di overreaching, al fine di ottenere grazie ad un adeguata fase di scarico e rigenerazione il massimo adattamento e di conseguenza, la massima elevazione delle capacità prestative.

Una delle caratteristiche che distinguono il sovrallenamento a breve termine da quello vero cioè l’overtraining è la constatazione che dal primo, dopo un adeguato recupero, è possibile ottenere dei miglioramenti prestativi (secondo alcuni allenatori, superiori a quelli che si potrebbero raggiungere senza sconfinare nell’overreaching), mentre una volta incorsi nel secondo, l’unica via di uscita è una fase di recupero che si protragga per settimane con un consensuale scadimento della performance.

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